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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da Il Bimbo
Il bimbo
Le piazze della città formicoleranno di fanciulli (Zac 8, 5).
L'altra domenica un bambino di tre anni ha rotto ogni indugio, ha lasciato la mamma, è salito sull'altare e si è messo a sedere accanto a me. Poi mi è rimasto accanto per tutta la Messa.
Durante la celebrazione della Messa di un gruppo numeroso di famiglie adottive e affidatarie, io giravo in chiesa, per contemplare i vari quadri viventi che mi venivano offerti.
C'era un campionario molto vasto di bambini malati e in carrozzella.
Una bambina con grossi handicap faceva le corse con la sua carrozzella, in fondo alla chiesa, da una parte all'altra, aggirando gli ostacoli delle persone.
Soprattutto ho osservato un giovane papà che teneva la bambina di poco più di due anni, seduta sulle sue spalle, tenendole le manine nelle sue.
Prima l'avevo visto accompagnare i canti, dondolandosi con l'altra bimba, di sette mesi.
Poi ho contemplato un quadretto simpaticissimo. Lui e la moglie formavano due archi.
La moglie stava di fronte a lui con la bambina piccola appesa al grembo.
Lui si inarcava per avvicinare il suo viso alla piccola e si rapportava con lei come se fosse anche lui bambino, mentre teneva l'altra bimba sulle spalle, con la quale, nel frattempo, si intratteneva, nell'arco superiore, la mamma.
Due scene si incrociavano e si unificavano in una ma offrivano un'immagine da cartolina.
Mi è dispiaciuto non averli potuto fotografare perché incarnavano una scena difficilmente riproducibile a richiesta.
Un quadretto di comunione, non eucaristica ma certamente di comunione.
Un frammento di paradiso sulla terra che il Signore mette a nostra portata per affacciarci alle realtà ultime.
Non siamo chiamati a contemplare soltanto Dio ma anche l'uomo, l'umano, tutto ciò che di buono e di bello l'uomo è capace di essere e di fare.
L'uomo in chiesa dovrebbe essere come Mosè sul monte, al massimo dello splendore e nell'attività suprema di cui è capace. Dovrebbe risplendere di luce come Mosè che scende dal monte.
Vediamo Dio nelle persone inginocchiate che sostano nel silenzio.
Nel sorriso di coloro che si ritrovano a casa propria e gioiscono nel ritornare nella casa paterna.
Nella sofferenza di chi chiede di condividere i propri pesi.
Nella paternità gioiosa ed esplosiva e nella filialità di fede ritrovata.
Certamente l'immagine di un padre che tiene in braccio un bambino è la più eloquente per la religiosità e l'umanità.
È l'immagine più bella di Dio, una catechesi ricchissima e una provocazione.
Da quando molte braccia si sono isterilite, la nostre chiese si sono raggelate.
Si sono svuotate dell'umano, sono state quasi dissacrate.
La Bibbia indica la benedizione di Dio quando le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze (Zac 8, 5).
Io aggiungerei quando le chiese scoppieranno di lattanti, di partorienti, di bimbi in braccio ai genitori.
Quando le prediche si incroceranno con i trilli degli innocenti impazienti.
Quando gli altari saranno ornati di bambini ignari che quasi vi si arrampicano e vi saltano sopra.
Quando i bambini, nelle chiese, non saranno solo dipinti o scolpiti ma in carne e ossa.
Senza queste note essenziali della vita noi rischiamo di non essere veri ma di fingere di essere vivi.