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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La Fedeltà
Gli ammortizzatori
Mosè rimase saldo come se vedesse l'invisibile (Eb. 11,27)
In Missione le strade, per mancanza di manutenzione e per il terreno argilloso sottostante, si riducevano senza nessuna traccia di manto stradale e con una infinità di 'crateri' di varia grandezza.
Viaggiare in macchina era stancante e rischioso perché non si poteva prevedere dove andava l'automobilista dell'altra direzione, anche lui costretto a destreggiarsi per scansare le buche. Quando pioveva le buche si mimetizzavano con l'acqua e non si riusciva più a scansarle.
Gli ammortizzatori e la schiena ne pagavano le spese. Gli ammortizzatori si guastavano al primo impatto ed eravamo costretti ad abituarci a sopravvivere con gli ammortizzatori rotti. La macchina, oltre che sobbalzare si alzava, si abbassava e dava la sensazione di essere in alto mare.
La benefica funzione degli ammortizzatori che qui sottovalutiamo, mi ha fatto pensare alle persone di pace che si frappongono in mezzo ai conflitti e ne riducono le conseguenze ma soprattutto alle persone di preghiera e alla preghiera stessa.
In tutti i sobbalzi della vita la persona di preghiera rimane stabile in Dio, le scosse non scuotono e intorbidiscono il suo cuore.
Fra la vita e il cuore l'uomo di preghiera dispone degli ammortizzatori della preghiera che rendono innocue le scosse e i sobbalzi interni ed esterni.
Mosè sta di fronte a Dio mentre il popolo si agita nel crearsi l'idolo e riesce a pregare immobile, con le braccia alzate, mentre il popolo lotta e combatte per la sopravvivenza. Vive e supera l'attacco e lo scontro, dentro di sé, nel suo rapporto con Dio, nel suo stare faccia a faccia con Lui. Assorbe in sé la pace, la forza e la potenza di Dio, nell'unificarsi con Lui. Nella furia dello scontro rimane saldo come se vedesse l'invisibile(Eb 11,27).
Non lo vede e cammina come se lo vedesse perché Dio gli da il dono di sentirlo e così il suo cammino è saldo e sicuro. (Card. Martini)
La preghiera è lo spazio intermedio fra le pressioni della vita e noi, il muro di gomma che impedisce di fracassarci le ossa contro gli impedimenti esterni.
È come un mare che sommerge le negatività che ci aggrediscono. Meravigliosa ed efficace l'immagine del Vangelo dei maiali invasati dai demoni che si gettano nel mare e vi annegano.
Molti soffocano nell'alcool i loro malesseri. Noi li annulliamo e neutralizziamo nella preghiera.
Quanto è grande la capacità della preghiera! Quante cose ci aiuta a superare e cancellare! Quanto male ci fa superare e dimenticare! Quanta grazia,
quanta luce, quanto futuro, quanta speranza troviamo nella preghiera che fa di noi delle creature nuove e ci rinnova il cuore e lo spirito!
La preghiera è la migliore uscita di sicurezza dalla follia e dall'assurdo della vita. Senza la preghiera potremmo impazzire o reagire al male ma la preghiera è la sorgente della pace interiore. Tutto si supera e si sublima nella preghiera che ci eleva al piano superiore dell'idealità, al piano di Dio e ci fa vedere le cose da un'altra prospettiva.
Chi guarda a Dio, vede la luce che è l'antidoto delle tenebre e delle opere delle tenebre. Di fronte alla luce esse scompaiono, non esistono più, sono annullate e annientate.
La preghiera è il nostro passaggio del Mar Rosso, in essa opera Gesù Salvatore, Consolatore e Liberatore. Andiamo ad essa piangendo, schiacciati dai pesi della vita e ritorniamo nella gioia, con giubilo, portando i covoni pieni della pace. Ci toglie gli abiti di sacco del lamento e ci dona quelli della gioia e della danza.
Trovare la pace nella preghiera è la più grande vittoria sul male e sui nemici che sono già annientati e vinti dentro di noi.
La preghiera ci fa sperimentare il 'rimanere nel Suo amore' cioè nell'equilibrio, nella pace, in una dimensione unica, senza alti e bassi e senza sobbalzi.
Neutralizza le buche e i vuoti della vita perché li ammortizza, li riduce, attenua gli urti e ci fa stare su un solo piano che è quello di Dio, coccolati, accarezzati, al sicuro, nelle Sue braccia. Rifugio è il Dio dei tempi antichi e quaggiù lo sono le sue braccia eterne.
È rifugiare il cuore nel rifugio sicuro del cuore di Cristo: Mi rifugio all'ombra delle Tue ali.
Guardiamo tutto dall'alto della preghiera, come il bimbo che vede tutto dall'alto della sicurezza delle braccia del suo babbo. Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua dimora, mi solleva sulla rupe.
Nella mia infanzia andavamo a piedi in campagna attraverso percorsi poderali inclinati e sdrucciolevoli. I bambini facevano fatica a poggiare i piedi, ricorrendo ai buoni ammortizzatori delle gambe e delle braccia dei genitori.
Anche per noi le braccia di Dio sono gli ammortizzatori più efficaci delle asperità della vita, l'esperienza più dolce del rifugio, ove tutto è molleggiato e ammorbidito teneramente.
Quando siamo nelle braccia di Dio e ci facciamo portare in braccio da Lui, ogni asperità è ammortizzata dolcemente e delicatamente
I Salmi rallegrano il cuore con espressioni dolcissime su Dio nostro rifugio. Beati noi che riusciamo ad ammortizzare i guai della vita nel rifugio invincibile del cuore di Gesù. (Don Carmelo La Rosa)
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