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Il Santuario
DATAZIONE ICONA
Dalle indagini dendrologiche effettuate dalla dott.sa Roberta Castorina ed dal prof. Giuseppe Maugeri dell'Università degli Studi di Catania apprendiamo che la tavola misura, allo stato attuale, cm. 169 x 68 x 4, all'interno di una cornice larga cm. 9,5, sbalzata in rilievo, sulla stessa tavola di cm. 05; è tagliata di traverso con una angolatura di 30° da un tronco di castagno sicuramente proveniente dai vicini boschi del Carpineto; è la più grande tavola in legno di castagno dell'Etna esistente al mondo.
Le analisi al radio carbonio effettuate sia presso il LABEC sez. INFN diretto dal prof. Pier Andrea Mandò dell'Università degli Studi di Firenze e sia presso il CE.DA.D. Dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione diretto dal prof. Lucio Calcagnile dell'Università del Salento hanno accertato che la tavola lignea in castagno sulla quale è dipinta la TEOTHOKOS GLYKOPHILOUSA è databile tra il XI e XII secolo.
Le Analisi Riflettografiche, Multispettrali e Radiografiche, che hanno consentito di portare alla luce le diverse stesure, sono state condotte dal L.A.P.I.S. del dott. Antonio Lo Presti.
Le analisi radiografiche hanno evidenziata la presenza di una 1^ immagine della TEOTHOKOS GLYKOPHILOUSA rappresentata con le palpebre socchiuse che, sicuramente, si ispira ad un modello precedente, risalente al VI secolo.
In epoca successiva, con buona probabilità nel XIII secolo, sulle palpebre della TEOTHOKOS GLYKOPHILOUSA sono stati dipinti degli occhi.
È da notare che le iridi sono di colore chiaro, indice di una cultura mitleuropa di provenienza normanna.
Intorno al XV secolo, essendo mutati i gusti pittorici, la TEOTHOKOS GLYKOPHILOUSA è stata sottoposta ad un 3° più massiccio rifacimento.
Intorno al XVII secolo fu sottoposta ad un ulteriore 4° massiccio rifacimento.
Ascende, con buona probabilità, a questo periodo la dipintura della corona e la scorciatura della tavola lignea.
Tra il maggio e l'agosto del 1897 Salvatore Matteo da Riposto apportò alla TEOTHOKOS GLYKOPHILOUSA l'aspetto attuale.
A questo intervento si deve la distruzione di circa metà del dipinto e l'apposizione della scritta in oro che oggi si legge.
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