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Vita del Santuario > Lettere del Rettore > da La corda e il secchio
XVI Domenica del tempo Ordinario
Con le scarpe dei poveri
La pazienza di Dio e l'impazienza degli uomini
Un uomo che tenta di comunicare con me, mi dice: 'Albania esht (è)…' e si ferma, non sa come continuare, poi alza il piede è mi mostra la scarpa completamente aperta!
Quando giunsi in Missione, ho trovato tempi lunghissimi, per mancanza di mezzi, per impossibilità a mantenere gli impegni assunti, per la forma mentis e per lo stile di vita meno veloce e motivato di quello Occidentale.
50 anni di comunismo li avevano demotivati, non riuscivano ad avere interessi, a scattare e coinvolgersi con facilità perciò tutto si svolgeva al rallentatore.
Si meravigliavano dei miei ritmi. Io mi meravigliavo di loro. Due concezioni di vita e due ritmi difficilmente conciliabili e comprensibili reciprocamente.
Provenendo da una dimensione e da un ritmo frenetico, era come cadere nel vuoto e nel nulla, camminare all'indietro, sconfessare e rinnegare me stesso (chi vuol venire dietro di me rinnneghi se stesso…), collocarmi in un altro mondo.
È facile andare avanti ma andare indietro è contro natura. Ripiombare nel silenzio (per la difficoltà della lingua),nel buio(senza energia elettrica), nella distanza(senza macchina e senza strade), nella manualità assoluta(senza mezzi tecnici), può rivelarsi igienico per la mente,il corpo e lo spirito. Passare al silenzio e alla calma può diventare un'occasione preziosa per convertirsi non solo a Dio ma anche al prossimo
Anch'io rischiavo di diventare sfasato: faticavo a rispondere ai ritmi della retroguardia, i miei partners occidentali. Facilmente mi sentivo rispondere: 'richiami a tale ora'. Loro non sapevano che dovevo fare decine di chilometri, correre da un centralino all'altro, da un paese all'altro perché non era facile trovare un telefono funzionante e affrontare ore di fila, schiacciato in mezzo a una moltitudine di persone maleodoranti che attendevano una chiamata dei figli dall'estero. Quelle erano le capacità, i mezzi e le possibilità. O abbandonare tutto o raccordare i tempi con quelli della gente.
Tutto questo mi ha rivelato la grande virtù della pazienza che non è una specie di rassegnazione passiva che si addice ai deboli ma la dimensione positiva e costruttiva dei forti, la scelta di rispettare l'altro, incontrarlo nei suoi tempi e aiutarlo a crescere e maturare. Entrare nel tempo dell'altro. Dare all'altro il tempo necessario di cui ha bisogno.
A scuola, in chiesa, nel lavoro, i tempi di ognuno sono diversi. Un genitore, un educatore, un responsabile deve saper dare ad ognuno il tempo di cui ha bisogno, come il contadino che conosce i tempi di ogni seme e non forza la mano, non fa violenza ma aspetta il tempo giusto e necessario.
La fretta, l'assillo, l'imposizione e la sfiducia possono diventare violenza e prevaricazione, creano danni e rovinano tutto, nel tentativo maldestro di voler assoggettare l'altro ai nostri tempi e alle nostre vedute.
Non sopportiamo l'idea che l'altro possa anche sbagliare. Ci sono momenti in cui il cammino di una persona, di un figlio, di un popolo, si ferma o devia. Bisogna saper accettare anche questo poiché fermarsi, deviare ed errare sono anch'esse espressioni della vita e della libertà e dobbiamo saper esprimere l'amore gratuito e la stima: l'unica mano tesa possibile ma indispensabile, in certi momenti.
Una mamma si lamentava del figlio con un insegnante che le ripeteva sempre: 'stia tranquilla, suo figlio è intelligente, recupererà'. Era l'unico che vedeva oltre la caligine del presente, credeva in quel giovane e gli dava un anticipo di fiducia. I fatti gli hanno dato ragione.
Ricevere fiducia è una sfida, una scommessa e un impegno che può cambiare la vita. Dobbiamo essere larghi nel dare tempo e speranza. Avere il cuore aperto, accompagnare il cammino dell'altro con la fiducia.
L'esempio della pazienza ci viene dal padre del Figliol prodigo che concede tempo ma aspetta il ritorno del figlio.
Salendo un altro gradino giungiamo alla grande pazienza di Dio Padre che riesce a rapportarsi con i tempi al rallentatore degli uomini:il più grande miracolo di Dio.Noi siamo il frutto più bello della Sua pazienza, il segno della Sua fiducia e speranza in noi. Dio, misericordioso pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà, giudica con mitezza e governa con molta indulgenza. Per questo tollera e permette anche il male: lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura. (Don Carmelo La Rosa)
La 'conversione ai tempi di Dio' impose a Paolo un'attesa di anni, estenuante per un tipo come lui che voleva gettarsi con foga nella missione, come era stato focoso nella persecuzione. La 'conversione ai modi di Dio' che alternava fallimenti e successi nella missione, in modo a volte incomprensibile… Ma Paolo si era abbandonato tutto alla volontà di Dio. (Antonio Ghirlanda)
La pazienza, qui, acquista autentico valore quando è un fatto profondamente spirituale: è accettazione dei loro tempi, dei loro ritmi, del dipendere dalla loro inefficienza; è l'aver bisogno di loro, della loro amicizia, del loro aiuto; il sentirci in buone mani essendo nelle mani dei poveri; l'accettare di non riuscire a capire i perché di tutte le cose assurde. È difficoltà di comunicazione nel capirsi, nel parlare, nel dialogare, incapacità di tessere rapporti umani alla pari. È lo scotto del degrado umano che ci troviamo a dover affrontare e colmare. È capacità di rendere un anticipo di fiducia ad ogni uomo. È la gioia della gratuità assoluta; sperare contro ogni speranza;credere in quest'uomo contro ogni apparenza e contro ogni terribile esperienza; essere capaci di amare senza attendere contraccambio; sentire fratello chi ci guarda da "padrone"; spogliarsi della nostra pretesa di efficienza e di riuscita; donare il futuro a chi non possiede il presente. È gioia di andare verso l'Essenziale, spogliandoci di ogni sovrastruttura e condizionamento esterno. È partire dalle cose e, attraverso l'uomo, andare verso Dio. (Da: Il tesoro dello Scriba, Stilo Editrice, Bari 2002) .
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